Montessori Torino

" Ciò che muove il bambino (all'attività) è evidentemente un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è l'impulsiva soddisfazione di questa fame che muove poi la coscienza del bambino verso quel determinato oggetto e lo conduce a poco a poco ad un primordiale ma complesso e ripetuto esercizio dell'intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore. "

(M. Montessori)

AWSERTTREW

Maria Tecla Artemisia Montessori

La sua storia tratta da Wikipedia - enciclopedia libera https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Montessori

 

Figlia di Alessandro Montessori, emiliano, e di Renilde Stoppani, marchigiana,(Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk, 6 maggio 1952) fu un'educatrice, pedagogista, filosofa,medico e scienziata italiana, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo; fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia.

I primi anni

Marchigiana, Maria nacque a Chiaravalle, a pochi chilometri da Ancona. I genitori erano persone istruite e sensibili alle nuove idee politiche che parlavano di unità italiana.La madre Renilde (1840-1912) proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri; era una donna istruita e amava molto la lettura. Come il padre anche lei era cattolica, con una simpatia per gli ideali risorgimentali. Maria era nipote di Antonio Stoppan, abate e naturalista, ancor oggi celebre per essere stato autore del fortunato volume Il Bel Paese. Lo Stoppani era una figura importante del cattolicesimo rosminiano ed essendo abate e insieme scienziato mostrava con la sua stessa vita la possibilità della coesistenza armonica tra fede e ragione. La giovane Maria Montessori ebbe nell'abate Stoppani un punto di riferimento e nella madre un costante sostegno alle sue idee innovative e alle sue scelte di vita insolite per l'epoca, anche in contrasto con un certo conservatorismo del padre

Maria Montessori rimase legata alla sua terra natale: nel 1971 il figlio Mario, durante l'inaugurazione della nuova scuola Montessori di Ancona, raccontò che la madre, al ritorno dall'India, nell'estate del 1950, aveva espresso il desiderio di rivedere i luoghi in cui era vissuta. Con il figlio infatti si recò ad Ancona e a Chiaravalle, dove disse: Adesso sono contenta; adesso anche se muoio ho rivisto il mio paese

Nel febbraio del 1873 Alessandro venne trasferito a Firenze dove rimarrà con la famiglia per due anni. Pochi anni dopo la famiglia affrontò un altro trasferimento: a Roma, divenuta da poco capitale; Maria venne iscritta alla scuola preparatoria comunale di Rio Ponte. Fin da piccola Maria si era dimostrata vivace. Gli studi elementari non erano stati molto brillanti, a causa di problemi di salute tra cui una lunga rosolia. Studio francese pianoforte, che abbandonò presto. Verso gli undici anni cominciò ad appassionarsi agli studi. La sua passione giovanile era l'arte drammatica. Eccellente in italiano, presentava però lacune in grammatica e matematica. Nel febbraio del 1884 si era aperta a Roma una scuola governativa femminile: la "Regia scuola tecnica" (oggi Istituto Tecnico "Leonardo Da Vinci", in via degli Annibaldi). La fondazione di questa scuola rientrava nel piano di politica scolastica dell'Italia post-unitaria. Maria fu tra le prime dieci alunne .

Scelta e percorso universitario

Fin dai primi anni di studio questa colta ragazza manifesta interesse per le materie scientifiche, soprattutto matematica e biologia, una circostanza che le causerà contrasti con il padre, il quale avrebbe voluto avviarla alla carriera d'insegnante; la madre, invece non smise mai di sostenerla. Maria Montessori non poté inizialmente iscriversi alla facoltà di Medicina, come era sua ferma intenzione, per la mancanza del diploma di maturità classica. Per superare la difficoltà all'iscrizione, s'iscrisse alla Facoltà di Scienze e dopo due anni poté trasferirsi presso la Facoltà di Medicina dell'Università "La Sapienza" di Roma.

Per la Montessori, particolarmente importanti per il futuro impegno a favore dei bambini dei quartieri poveri di Roma, furono le lezioni di igiene sperimentale, tenute dal professor Angelo Celli, marchigiano come lei, che era fermamente convinto che alcune malattie molto diffuse, come lamalaria e la tubercolosi, erano dovute non ad una incapacità della scienza medica, ma erano espressione di marginalità sociale e dunque si sarebbero potute debellare solo con l'impegno dello Stato

Nel 1896, sarà la terza donna italiana a laurearsi in medicina, con la specializzazione in psichiatria. Maria si dedica con passione e metodo alla ricerca in laboratorio. Oltre ai corsi di batteriologia e microscopia, segue il corso di ingegneria sperimentale. Studia anche pediatria all'Ospedale dei bambini, le malattie delle donne nei reparti del San Giovanni (Roma), e quelle degli uomini al Santo Spirito (Roma)

Maria è una studentessa molto capace, tanto che vincerà un premio di mille lire dalla Fondazione Rolli per un lavoro in patologia generale. Nel 1895 Maria vince un posto di "aggiunto in medicina" degli ospedali con il diritto di entrare nella Società Lancisiana, riservata ai dottori e professori degli ospedali di Roma. Il suo curriculum risulta eccellente in igiene, psichiatria e pediatria, materie che saranno alla base delle sue future scelte. Negli anni che precedono la laurea, i suoi impegni di studio si orienteranno sempre più verso ricerche di tipo sperimentale in laboratorio e di osservazione nelle sale del manicomio dell'ospedale di Santa Maria della Pietà di Monte Mario (Roma). Durante la preparazione della sua tesi, frequenta le lezioni di Antropologia fisica (o biologica) tenute da Giuseppe Sergi. La tesi, che discuterà il 10 luglio del 1896, è a carattere sperimentale: quasi cento pagine scritte a mano che portano il titolo "Contributo clinico allo studio delle allucinazioni a contenuto antagonistico"

Scelte e percorso lavorativo

Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell'Università di Roma, in collaborazione con Giuseppe Ferruccio Montesano (con cui ha un sodalizio professionale e affettivo), dedicandosi al recupero dei bambini e delle bambine con problemi psichici, al tempo definiti anormali. Il lavoro in clinica la porta ad entrare materialmente in contatto con gli ambienti scientifici di Regno Unito e Francia. Nasce così il suo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di fanciulli selvaggi, allevati da animali, ritrovati in zone isolate nel corso del Settecento e per gli esperimenti rieducativi tentati da Jean Marc Itard (1765-1835). Attira inoltre la sua attenzione il lavoro svolto da Itard e il suo collaboratore, Edouard Seguin (1812-1880), riguardo alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini e delle bambine anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato. Proprio la partecipazione a numerosi convegni pedagogici, in varie città europee, le permetterà di entrare in contatto con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere i loro metodi sperimentali di rieducazione dei minorati mentali.

Contribuisce con il suo impegno all'emancipazione femminile. Partecipa al Congresso Femminile di Berlino nel 1896 in veste di rappresentante dell'Italia. È rimasto famoso un suo intervento in tale sede sul diritto alla parità salariale tra donne e uomini. In quell'occasione le donne operaie della sua cittadina natale, Chiaravalle, raccolgono una somma per contribuire alle spese di viaggio. Partecipa anche al successivo Congresso Femminile di Londra (1899).

Nel 1898 presenta a Torino, al congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e dopo breve tempo, diventa direttrice della scuola magistrale ortofrenica di Roma. Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell'educazione, decide di rinnovare le sue basi culturali laureandosi in filosofia. I suoi successi scientifici, conseguiti in un'atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valgono riconoscimenti e borse di studio, e la portano a partecipare a una ricerca sui bambini ritardati con un collega, Giuseppe Montesano, a cui si lega sentimentalmente. Dalla relazione con il Montesano nasce, nel 1898, un figlio, Mario, che Maria partorisce di nascosto e affida a una famiglia di Vicovaro (un paesino del Lazio), precisamente alle cure di Vittoria Pasquali e successivamente lo fa iscrivere in un collegio. Dopo la morte di sua madre, Maria può prendere il figlio, ormai quattordicenne, a vivere con sé, dicendo che è un nipote (la verità fu rivelata solo nel suo testamento)

Successivamente, il rapporto con il Montesano finisce in modo drammatico; dal momento in cui Maria Montessori apprende che Montesano avrebbe sposato un'altra donna, prende a vestirsi solo di nero, in lutto eterno per quell'amore finito. La rinuncia al figlio, unita alla fine della sua storia d'amore, segnano senza dubbio cambiamenti fondamentali nella sua vita

Nel 1899 aderisce alla Società Teosofica, alla quale rimarrà legata negli anni a venire, tanto che si troverà a passare gli anni della seconda guerra mondiale ad Adyar, nella sede internazionale della società,sia pure in domicilio coatto, essendo cittadina italiana e quindi di un paese bellingerante nemico. Come scrive Lucetta Scaraffia: «...non si trattò di un'adesione superficiale: il pensiero pedagogico della Montessori, i suoi scritti filosofico-femministi riportano notevoli tracce dell'influenza teosofica.»

Nel 1903 viene nominata Medico Assistente di II Classe nei ruoli del Personale Direttivo della Croce Rossa Italiana con un grado militare assimilabile a quello di Sottotenente, a disposizione per i servizi degli Ospedali Territoriali della C.R.I.

Nel 1904 consegue la libera docenza in antropologia ed ha dunque l'opportunità di occuparsi dell'organizzazione educativa degli asili infantili. A tal fine, nel 1907, a San Lorenzo, apre la prima Casa dei Bambini, in cui applica una nuova concezione di scuola d'infanzia: Il metodo della pedagogia scientifica, volume scritto e pubblicato a Città di Castello(Perugia) durante il primo corso di specializzazione (1909). Il testo viene tradotto e accolto in tutto il mondo con grande entusiasmo.

Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1913, il New York Tribune la presenta come the most interesting woman of Europe (la donna più interessante d'Europa). Da quel momento, il suo metodo riscuoterà un buon interesse nel Nord America, col tempo poi affievolitosi, fino al ritorno in auge sostenuto da Nancy McCormick Rambusch, fondatrice, nel 1960, della Società Montessori Americana. Dal successo dell'esperimento romano nasce il movimento montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine la "scuola magistrale Montessori" e l'"opera Nazionale Montessori", eretta, quest'ultima, in Ente morale e volta alla conoscenza, alla diffusione, all'attuazione e alla tutela del suo metodo. Maria Montessori ne diviene Presidente onoraria.

La Montessori e il Fascismo

Interrogarsi sulla posizione politica di Maria Montessori nel corso della sua vita significa trovarsi di fronte ad una matassa non facile da dipanare. La sua collocazione, del resto, non è affatto scontata: alcuni critici a sinistra l'hanno giudicata di destra per le tante scuole private aperte a suo nome e per le sue amicizie altolocate. D'altra parte, in casa idealista non piaceva l'importanza da lei data alla ricerca scientifica, né a destra si apprezzavano le concrete indicazioni per garantire criteri di uguaglianza e non classi basate su giudizi elitari e competizione continua. In principio Maria accetta l'appoggio di Mussolini, interessato a risolvere il problema dell'analfabetismo con le Case dei Bambini, ma probabilmente anche a trarre vantaggi personali dal prestigio internazionale della Montessori.

Nel 1914 Maria Montessori si trasferisce con il figlio in Spagna, ove rimane fin oltre il termine del conflitto mondiale. Rientrata in Italia nel 1924, viene ricevuta da papa Benedetto XV e ottiene anche il plauso fascista:

« Il telegrafo Marconi ed il metodo Montessori esprimono due forze, due genialità congiunte nel nome augusto della Patria per compiere il disegno che certamente la Provvidenza di Dio ha tracciato » (Benito Mussolini, nel discorso per festeggiare il rientro in patria della Montessori.

Nello stesso anno si svolge a Milano un corso con le lodi del Regime e la Società degli amici del metodo viene trasformata in Ente morale, prendendo il nome di Opera Nazionale Montessori, con sedi a Napoli ed a Roma, con presidente onorario lo stesso Benito Mussolini. Nei primi anni venti Mussolini favorisce i progetti per il risanamento dello zone malariche. Tuttavia le piccole scuole, non direttamente volute da lui, gli danno lustro e fastidio allo stesso tempo, forse perché non esercita sul progetto un controllo totale (se ne occupa anche Maria Josè di Savoia che per il fascismo non ha molta simpatia). È questo il periodo in cui domina sul piano culturale l'idealismo di Croce e di Gentile: diversi su alcuni aspetti ma entrambi sostenitori di un attacco frontale nei confronti di una educazione scientifica e dunque dell'impostazione positiva che caratterizza anche il metodo montessoriano. Intanto nel 1923 inizia la bonifica dell'Agro Pontino.

La targa posta sulla facciata della casa natale di Maria Montessori a Chiaravalle (Ancona)

La tomba di Maria Montessori a Noordwijk (Paesi Bassi). La scritta dice: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo»

Nello stesso anno il direttore generale per il settore educativo, Giuseppe Lombardo Radice, che negli anni precedenti si era mostrato a favore del metodo Montessori, muove a Maria una serie di pesanti critiche: l'accusa di aver rubato idee a Rosa e Carolina Agazzi, sostenendo che solo le due sorelle bresciane, avevano elaborato un metodo veramente "italiano". Sulla scia di Lombardo Radice arrivano altre critiche. Montessori viene definita "abile ammaliatrice", "camuffatrice" "affarista". Ancora una volta Maria lascia cadere le critiche, come se non la riguardino, ma da allora i rapporti con il fascismo cominciano a deteriorarsi.

Proprio lasciando cadere nel nulla le critiche che le venivano rivolte la Montessori poté organizzare nel 1926 il primo corso di formazione nazionale che preparava gli insegnanti a seguire il suo metodo. Tra l'altro, nonostante le accuse di poca italianità, Mussolini in persona sosteneva la Montessori, ritenendo che la fama internazionale che ella aveva raggiunto fosse un vanto per l'Italia; il capo del Fascismo ricoprì addirittura la carica di presidente onorario del corso e donò dal proprio fondo personale un sussidio di lire 10.000 a favore dell'Opera. Il corso si tenne a Milano e vi parteciparono ben 180 maestri. Essi provenivano soprattutto dalle zone più vicine alla sede del corso (Lombardia e Veneto) e dalle Marche, terra natale della Montessori; altri partecipanti provenivano da Roma. Il corso durò sei mesi ed aveva il patrocinio del governo fascista

Terminati i corsi internazionali svolti a Roma nel 1930 e nel 1931 e le conferenze all'estero, soprattutto quella di Ginevra sulla pace che ha risonanza internazionale, l'equivoco di fondo tra i due opposti inconciliabili si chiarisce; nel 1934 arriva l'ordine di chiusura di tutte le scuole Montessori, sia per adulti che per bambini, fatta eccezione per due o tre classi che vivranno nella semiclandestinità. Nello stesso anno ancheHitler ordina la chiusura delle scuole Montessori in Germania e Austria. Nel 1936 il Regime chiude per ordine del ministro De Vecchi anche la Regia scuola triennale del Metodo Montessori, che a Roma preparava i maestri, fin dal 1928. Nel 1933 esce "La pace e l'educazione", ma Maria Montessori è ormai emarginata dalla cultura fascista.

Nel 1934 la Montessori lascia l'Italia, insieme al figlio.

Nel 1933 Maria e il figlio, Mario Montessori, decidono di dimettersi dall'Opera Nazionale, che in pratica verrà definitivamente chiusa dal fascismo nel 1936, insieme alla "Scuola di metodo" operante a Roma dal 1928. A causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista, è costretta ad abbandonare l'Italia nel 1934.

I viaggi e le ultime attività

Continuano così i suoi viaggi in vari paesi per diffondere la propria teoria educativa. Si reca in India, dove viene sorpresa dallo scoppio dellaseconda guerra mondiale, e dove viene internata, insieme al figlio, in quanto cittadina di un paese nemico. Viene rilasciata nel 1944e torna poi in Europa nel 1946, accolta ovunque con onori.

Al suo rientro in Italia, nel 1947, si preoccupa innanzitutto di ricostruire l'Opera Nazionale alla quale vengono affidati praticamente gli stessi compiti previsti dallo statuto del 1924, la cui attuazione e il cui sviluppo venne favorito anche attraverso la presenza di "Vita dell'infanzia" di cui ispirò e determinò la nascita. Grazie all'impulso datole da Maria Jervolinoe Salvatore Valitutti, l'Opera Montessori poté riprendere e sviluppare le proprie finalità valorizzando i principi pedagogici della fondatrice e diffondendo la conoscenza e l'attuazione del Metodo. A causa di una grave crisi finanziaria ed organizzativa ne fu commissariata la gestione fino al 1986, quando, completamente risanata, riacquistò la propria fisionomia statutaria che ancor oggi la caratterizza.

Una scelta dei più noti materiali didattici montessoriani. Si riconoscono la torre rosa, gli incastri metallici (blu e rossi), i solidi geometrici (celesti) e dietro ad essi la scatola dei triangoli costruttori

Altro noto materiale didattico Montessori: il cubo del trinomio

Trasferitasi temporaneamente presso amici nella città di Noordwijk, nei Paesi Bassi, viene richiesto nel 1951 il suo aiuto dalla nazione del Ghana, di imminente costituzione, per organizzarne l'ordinamento scolastico. Incerta se accettare, fortemente dissuasa dal figlio che teme per la sua salute a causa di un viaggio così lungo, Maria Montessori muore il 6 maggio 1952 a Noordwijk. Sulla sua tomba si legge, in lingua italiana: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo». Esiste una bibliografia montessoriana molto vasta e articolata, ciononostante risultano non ancora tradotte in Italia alcune classiche opere biografiche sulla studiosa.